Il tema del deprezzamento degli immobili posti nelle vicinanze di impianti eolici non è mai stato oggetto in Italia di analisi significative. In realtà in molti paesi del nostro Meridione la questione sta assumendo aspetti che vanno ben oltre la svalutazione dell’immobile tuttavia manca uno studio organico e soprattutto un’analisi dei dati numerica ed imparziale che stimi questo impatto.

Uno studio realizzato in Germania rivela la svalutazione degli immobili posti in prossimità  di impianti eolici. La Germania è ampiamente considerata un leader globale negli sforzi per mitigare il cambiamento climatico il cui obiettivo è contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) del 40% entro il 2020 rispetto al 1990. Negli ultimi anni il numero delle turbine eoliche onshore è quasi triplicato, passando da 9.359 a 28.675 unità. Nonostante una diffusa accettazione popolare dell'energia eolica, la pianificazione di nuove turbine eoliche frequentemente incontra una massiccia resistenza delle comunità locali a causa di impatti negativi tra i quali il deprezzamento degli immobili.

Uno studio realizzato nel 2018 e pubblicato da RWI – Leibniz Institute for Economic Research a firma di quattro dei suoi più prestigiosi ricercatori evidenzia una riduzione del valore degli immobili fino a -7,1% per le case all'interno di un raggio chilometrico di una turbina eolica, un effetto che sfuma a zero a una distanza tra 8 e 9 km.

 

                     Transito di una pala eolica in un paese dell'appennino.

 

La fonte dei dati proviene da ImmobilienScout24, la principale piattaforma immobiliare online della Germania. Questi dati includono la richiesta di prezzi e caratteristiche di costruzione per più di 7 milioni di unità abitative tra il 2007 e il 2015. Lo studio si è concentrato su case unifamiliari. Di conseguenza, il set di dati finali comprende 2.855.466 osservazioni. È ovvio che incide in questa analisi anche la posizione geografica degli immobili campionati : le case situate in aree densamente abitate sono influenzate in modo diverso dalla presenza di turbine eoliche rispetto a quelli circondati da paesaggi incontaminati.

Per le case che si trovano a una distanza di fino a 8 km da una turbina eolica gli effetti sono negativi.

Non sorprendentemente l'effetto più forte si trova per le case situate in un raggio inferiore ad un chilometro, dove la i prezzi delle case si riducono di oltre il 7,1%. Oltre a compromettere lo scenario, le turbine eoliche data la vicinanza creano rumori udibili ed effetti di sfarfallio.

Sebbene gli effetti sfumino con la distanza, rimangono statisticamente significativi fino a un raggio compreso tra 7 e 8 chilometri, oltre il quale dovrebbero essere irrilevanti. Due eccezioni sono la distanza dal prossimo centro città e l'anno di costruzione, che esacerbano entrambi l'effetto della vicinanza a una turbina eolica. In particolare sono particolarmente penalizzati quegli immobili posti ad una distanza dal un centro cittadino di oltre 10 chilometri e costruiti prima del 1950. Queste case situate in aree rurali subiscono una riduzione dei prezzi fino al 23%.

Questi risultati possono essere spiegati dalle differenze nell'aspetto del paesaggio e dalle preferenze della popolazione locale. Mentre la popolazione urbana è abituata, vivendo in un ambiente industrializzato e dinamico, gli abitanti delle zone rurali possono perdere l'impressione di natura incontaminata e tranquillità.

Anche la nostra giurisprudenza ha recentemente riconosciuto il “Diritto al panorama” con la sentenza del 27 gennaio 2015, n. 362 del Consiglio di Stato :

"Poiché, dunque, il panorama costituisce un valore aggiunto ad un immobile, che ne incrementa la quotazione di mercato e che corrisponde ad un interesse meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico, la sua lesione, derivante dalla sopraelevazione o costruzione illegittima di un fabbricato vicino, determina un danno ingiusto da risarcire: infatti “il pregiudizio consistente nella diminuzione o esclusione del panorama goduto (...) e tutelato dalle norme urbanistiche, (..), costituisce un danno ingiusto, come tale risarcibile la cui prova va offerta in base al rapporto tra il pregio che al panorama goduto riconosce il mercato ed il deprezzamento commerciale dell’immobile susseguente al venir meno o al ridursi di tale requisito"

Chiudiamo con qualche considerazione che il lettore potrebbe aver già tratto da solo.

Viviamo in una zona dove l’andamento del mercato ha già lasciato tracce significative. Chi ad oggi decidesse di investire in un immobile a Monzuno e dintorni lo farebbe sicuramente per la qualità della vita, dell’aria che si respira e per le bellezze paesaggistiche che restano il reale valore aggiunto per questo territorio. Paesaggi che parlano con profili di colline coltivate, boschi, pascoli e campi di grano: una natura permeata di vicende umane e da queste rimodellata attraverso il lavoro. Paesaggi quotidiani che ci accompagnano durante il nostro cammino e che vorremmo continuassero ad illuminare con la loro  armonia le nostre esistenze.

Quando si parla di tutela del territorio andrebbe ricordato anche questo.

 

Quando abbiamo pensato di organizzare il Dibattito Pubblico del 16 febbraio ci è sembrato opportuno, visto che a breve ci saranno le Elezioni Comunali, invitare anche i Candidati Sindaco delle Liste Civiche per sentire il loro parere sull’impianto di Acqua Fresca.

Ed in questo senso vi proponiamo gli interventi di Elisabetta Di Natale e Bruno Pasquini al fine di farsi una propria opinione dalla viva voce.

Francamente avevamo invitato a partecipare anche il rappresentante del Movimento 5 Stelle, Germano Tonelli, ma non si è visto...

Prendiamo atto, con favore, delle affermazioni fatte dal Candidato Sindaco della Lista “Dimmi” sperando, qualora risultasse eletto, di poter "abbandonare la confusione del passato" e di poter scrivere una nuova pagina nei rapporti con l’Amministrazione Comunale.

 L'intervento di Bruno Pasquini.

Analogamente siamo vicini alle posizioni espresse da Elisabetta Di Natale che non ha mancato di sostenerci in questi anni.

 L'intervento di Elisabetta Di Natale.

Soprattutto condividiamo l’intervento bipartisan di questo Cittadino che sottolinea quanto sia importante per tutti rendersi conto che l’impianto di Acqua Fresca è un problema di tutti non di una lista piuttosto che dell’altra.

Intervento bipartisan.

Però.

C'è un però.

 

Il tema della sicurezza è giustamente di forte attualità nel nostro Paese e forse per questo la notizia che è una di quelle che non ti aspetti….

Il Consiglio dei Ministri ha impugnato il 9 ottobre, con un ricorso per legittimità costituzionale, la legge della Regione Liguria n. 15/2018 che fissa una distanza minima, 250 metri, degli impianti eolici dalle abitazioni. La ragione, spiega il Ministero degli Affari Regionali, è perché si pone in contrasto con l’art.12 comma10 del D.lgs 387/2003 e con il paragrafo 1.2 delle Linee guida nazionali per l’autorizzazione degli impianti Fer ( DM 10/09/2010).

La Regione Liguria ha prontamente obbedito come potete leggere a pagina 13.  

In pratica secondo il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Erika Stefani ( Lega ) le Regioni possono procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti ma non possono dettare disposizioni che prevedano un divieto arbitrario, generalizzato ed indiscriminato di localizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. 

Il Ministro però avrebbe dovuto notare che non prevendo nessuna limitazione, è questo il caso della regione Emilia Romagna, si permettono installazioni assurde come quella di Acqua Fresca.

C'è però chi è stato più furbo : la Regione Campania.

La Regione Campania si è dotata nel 2016 della Legge Regionale N. 6 del 5 APRILE 2016 il cui all'art.15 "Misure in materia di impianti eolici e di produzione energetica con utilizzo di biomasse" comprende un'approfondimento specifico : “CRITERI PER LA INDIVIDUAZIONE DELLE AREE NON IDONEE ALL' INSTALLAZIONE DI IMPIANTI EOLICI CON POTENZA SUPERIORE A 20 KW” dove si prevede :

fascia di rispetto da strade comunali urbane ed extraurbane subordinata a studi di sicurezza in caso di rottura accidentale degli organi rotanti, in ogni caso tale distanza non deve essere inferiore a 3 volte l’altezza dell’aerogeneratore, fermo restando quanto previsto dal Codice della Strada, al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità, l’altezza massima dell’aerogeneratore si intende l’altezza del mozzo più il raggio del rotore;

Inoltre a tutela della proprietà privata la minima distanza di ciascun aerogeneratore da unità abitative munite di abitabilità, regolarmente censite, deve essere determinata in base ad una verifica di compatibilità acustica e tale da garantire l’assenza di effetti di Shadow-Flickering, l'ombreggiamento intermittente generato dalle pale, in prossimità delle abitazioni e da garantire la sicurezza in caso di distacco degli elementi rotanti o di rotture accidentali, e comunque non può risultare inferiore a 5 volte l'altezza massima dell'aerogeneratore, ciò al fine di tutelare i residenti da emissioni sonore e per assicurare la incolumità pubblica e privata.